CANAAN: Some Last Echo
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14/02/2025Anno particolarmente ispirato per i Milanesi Canaan: dopo “Ai Margini” realizzato ad inizio 2024, alla fine dello stesso arriva la pubblicazione del nuovo lavoro che, come d’abitudine ormai, intervalla un disco in lingua italiana ed uno in inglese. L’opera è un ossimoro: se da un lato i brani sono più ritmati, con una maggiore forma canzone e permeati da un alito di minore cupezza, dall’altro però contrastano con i testi; sempre molto profondi, riflessivi e pessimistici, incentrati sulla psicologia e sui comportamenti umani – ‘beware the man you think you know' da “Anger Tides”. Sembra che Mauro Berchi (leader) voglia esorcizzare il suo non essere in grado di funzionare bene nelle relazioni sociali, come se volesse espiare ed esecrare delle colpe commesse in passato, ciò si evidenzia nelle liriche di "No One" - ‘forgive me for the pain I have caused you all’. L’opera gode di una maggiore focalizzazione nel songwriting e nella musicalità, che, se da un lato non traspare a primo acchitto, viene fuori ad ascolti successivi, rendendo l’ascolto come una caccia al tesoro: piena di sorprese. Si odono echi dell'elettronica di Mick Karn, dei Front Line Assembly e di Ryuichi Sakamoto, colpisce l'assenza delle suite sperimentali e noise che si alternavano in passato, mentre resta la prassi che vede alcuni brani dell’album svettare sugli altri: “No One” e “Dissolved”. Un’altra pietra miliare della seconda parte di carriera di questa gloriosa band italiana che dopo aver abbandonato le sonorità dark/doom ha trovato una nuova vita musicale venata di elettronica e coldwave.
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